Il “sistema” economico

Novembre 11, 2009

La camorra è oramai divenuta parte integrante del sistema economico reale. Essa realizza investimenti consistenti in moltissimi settori:dall’alta moda, ai rifiuti, alla ristorazione. Il confine tra legale e illegale diviene sempre più labile.

 

 

La parola camorra è estranea in terra campana. Viene utilizzata solitamente da chi descrive un complesso fenomeno criminale guardando la situazione dal’esterno. Chi si trova invece a contatto diretto con questa realtà, utilizza la parola “sistema”. Questa espressione è usata solitamente per definire un qualcosa di collaudato, che ben funziona, che è fortemente radicato nella realtà.

Questo banale ragionamento su linguaggio campano, ci fa capire quanto il fenomeno camorra sia radicato e quanto sia riuscito anche a penetrare nella società legale. Una descrizione  di questo scenario ci viene offerta da Roberto Saviano, nel suo best-seller “Gomorra”. Egli ci mostra la verità così come non la vogliamo vedere. Quando si parla di camorra, si immagina solitamente una organizzazione criminale che ha a che fare con Napoli e dintorni. Questo è quello che i grandi boss desiderano che crediamo. Chi si oppone con fermezza a questa logica è un condannato a morte, o quantomeno rischia seriamente la propria vita e quelli dei suoi cari. Per questo Roberto Saviano vive sotto scorta, quasi ai domiciliari, sorvegliato ventiquattro ore su ventiquattro.

Grazie a questo sacrificio abbiamo delle informazioni abbastanza dettagliate sulla camorra con i suoi molteplici affari.

Il “sistema” è specializzato in molti settori: da quello delle imitazioni, alla droga, ai rifiuti tossici, al’edilizia all’agricoltura ecc. Queste attività da una parte rimangono nella sfera dell’illegale (come per esempio il mercato delle droghe o dei rifiuti tossici) dall’altra penetrano in maniera inquietante nell’economia legale. Molti negozianti al dettaglio dell’alta moda ricevono capi d’abbigliamento ben fatti dalle organizzazioni criminali che sfruttano manodopera a basso costo ( in questa manodopera ci sono spesso dei veri e propri talenti) per creare dei falsi (fatti benissimo) che saranno venduti come originali a prezzi esorbitanti. La camorra apre ristoranti di lusso in tutto il mondo , con i proventi derivati da illeciti con la complicità spesso di aziende non direttamente controllate dal “sistema”. Si tratta di quelle aziende che vogliono risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti. Queste società si rivolgono agli “stakeholder” che sono degli intermediari tra aziende e camorra, che sviluppano un lavoro di consulenza sullo smaltimento dei rifiuti in discariche abusive, che inquinano il territorio aumentando in maniera esponenziale la quantità di malattie  contratte dai cittadini del territorio adibito come discarica. La malattia più frequente è il tumore. Per combattere questa malattia, oltre ai fondi per la ricerca,servono persone coraggiose come Saviano, che denunciano chi li produce in abbondanza senza che siano richiesti.

La globalizzazione:il grande punto interrogativo

Novembre 11, 2009

La globalizzazione porta con sé minacce e opportunità: le prime derivanti dai fini dell’economia globale, le seconde dai risultati effettuali causati dalla liberalizzazione dei mercati

 

La globalizzazione è un fenomeno complesso. Essa nasce dalla riduzione dei costi dei trasporti e contemporaneamente dal’apertura dei mercati. Quest’ultimo elemento ha portato ad una interdipendenza dei rapporti economici. I destini economici degli stati si influenzano reciprocamente in maniera determinante.

Pensiamo alla recente crisi finanziaria, che ha riguardato tutto il mondo nonostante fosse partita da una gestione perversa dei mutui subprime negli Stati Uniti.

L’apertura dei mercati ha prodotto ha prodotto le condizioni per la creazione di società che operano a livello multinazionale (non a caso vengono definite multinazionali). Alcune di queste società fatturano cifre esorbitanti. Le più importanti sono circa trecentosessanta. Esse si sono imposte sul mercato utilizzando una pluralità di strategie. La prima consiste nella guerra dei prezzi nella quale sono specializzati i superdiscount Wall Mart. Questa multinazionale fattura 351 mld l’anno, una cifra pari al PIL svedese. Qualsiasi piccolo commerciante che un’attività vicino ad uno di questi grandi superdiscount è destinato a fallire.

La seconda strategia consiste nel saturare i punti di vendita non permettendo alla concorrenza di aprirne uno. L’esempio più calzante di questa strategia è rappresentato dai numerosissimi punti di vendita di Mc Donald.

La terza strategia consiste nella creazione di imponenti Megastores , che diventano un punto di ritrovo e di svago. Un esempio calzante lo possiamo trovare nei Megastores di Ikea a Roma.

Naturalmente queste strategie non sono sufficienti di per sé per creare imperi economici di tale portata. Molte multinazionali subappaltano la produzione dei loro prodotti  società che si trovano in Paesi in via di sviluppo, risparmiando sulla manodopera a danno di lavoratori sottopagati e sfruttati.

La globalizzazione non è solamente una realtà triste, ma presenta in sé stessa tutta una serie di opportunità. Molte persone sono uscite dalla povertà assoluta grazie al’apertura dei mercati(fenomeno particolarmente presente in India e Cina). Il PIL mondiale cresce sensibilmente, anche se ha avuto un arresto a causa dell’attuale  crisi finanziaria, ma gli esperti sostengono che riprenderà il suo percorso di crescita.

Possiamo fare eccezione per l’Africa, continente che vive una condizione di povertà assoluta a causa di guerre ingiuste, governi corrotti e concorrenza sleale applicata dai Paesi occidentali. Il segreto per risollevare l’Africa dalla sua situazione consiste nel permettere ai loro prodotti di essere venduti nel mondo e di promuovere un sistema democratico e un livello di istruzione all’avanguardia.

Anniversario del crollo del muro di berlino

Novembre 7, 2009

Nel 1989 cade il muro di Berlino, il mondo si apre a nuove sfide.
Finiscono le tensioni legate al conflitto democrazia-comunismo.Il giubilo del popolo tedesco è una testimonianza di una nuova era, non priva di difficoltà, ma che comincia con una consapevolezza nuova:la libertà è stata portata laddove ha regnato indiscriminatamente un terribile regime dal 1917. I telegiornali italiani del 1989 cercano di trasmettere la percezione di un inizio di una nuova era.

Alessio

Novembre 6, 2009

Astronomico

Luminario

Extrasensoriale

Sfida

Situazioni

Incredibili

Ordinariamente

Le regole come via d’uscita

Ottobre 31, 2009

La prima cosa da fare per uscire dall’attuale crisi finanziaria consiste nello stabilire delle regole finalizzate alla creazione di un mondo della finanza in cui la chiarezza sia l’aspetto fondamentale sul quale si edifica

 

Sono finiti i tempi della deregulation di Regan. L’attuale crisi finanziaria ne ha mostrato i limiti. I profitti dei manager delle grandi banche, sono stati ingenti, ma non sulla base di meriti conseguiti sul campo, ma grazie a delle creazioni di ingegneria finanziaria prodotte per spalmare sul mercato finanziario i debiti di coloro che non riuscivano a pagarsi il mutuo (stiamo parlando dei mutui subprime).

Il presidente Obama si sta cercando di regolamentare la finanza e cercare tutta una serie di soluzioni finalizzate alla creazione di un “exit strategy”(una strategia per uscire dalla crisi).

La prima di queste soluzioni consiste nel ricapitalizzare le banche in difficoltà , per evitare il rischio del collasso dell’ intero sistema finanziario che il mondo ha rischiato dopo il fallimento della Lehman Brothers.

Ovviamente questo intervento non è  fine a sé stesso. L’obiettivo concreto, che permette di ottenere risultati consistenti, è la separazione tra banche d’investimento e banche commerciali. Tale separazione permetterebbe una consapevolezza maggiore del cliente di una potenziale banca su come gestire il proprio denaro. Egli avrà la possibilità di decidere se tuffarsi in operazioni rischiose (assolutamente legittimo, basta che si consideri che ogni investimento è un rischio e quindi si pretende la consapevolezza che il proprio denaro possa andare perduto), oppure di depositare il proprio denaro con interessi bassi.

L’altro grande obiettivo consiste nel fare in modo che non ci siano banche troppo grandi per fallire. In questo scenario il governo non sarebbe più obbligato a venire in soccorso alle banche in difficoltà per salvare l’intero sistema economico.

Un’altra strategia di Obama consiste nell’abbandonare l’unilateralismo di Bush, per stabilire un rapporto di cooperazione internazionale per risolvere i grandi problemi economici dell’umanità (indicativo è il passaggio dal G8 al G20).

Il terzo obiettivo importante del presidente, è quello di evitare la tentazione protezionistica, invitando la Cina a promuovere i consumi interni on cambio di una più ampia partecipazione agli organismi internazionali.

Questa strategia è oggetto sia di condivisione che di critiche, che sono arrivate anche da premi nobel per l’economia ( ed economisti democratici come Stiglitz e Krugman), ma saranno solamente i risultati futuri a fornirci indicazioni di maggiore consistenza.

La storia dell’economia è segnata spesso da fallimenti dei più grandi guru dell’economia. Questo non significa delegittimare le opinioni degli economisti, ma guardarle con autonomia di valutazione nonostante la loro grande competenza. A sostegno della politica del presidente si sono schierati nomi autorevoli come quelli di Greenspan e Volker.

Il dibattito è assolutamente aperto ed interessante. Credo sia molto importante che sia un contributo costruttivo di tutti gli addetti i lavori, perché solamente in un contesto di unità di intenti si può uscire nel modo migliore in un momento di crisi.

 

Crisi economica o crisi delle persone?

Ottobre 28, 2009

La considerazione secondo la quale si percepisce la crisi finanziaria come un semplice meccanismo inceppato non risolve la questione, anzi spinge ancor di più l’uomo moderno a guardare dentro di sé per trovare cause e soluzioni al problema.

Quando si sente parlare di crisi, si cerca sempre di trovare le cause che l’hanno determinata. Molti economisti cercano di trovare una risposta sulla base di una cattiva regolamentazione del mercato finanziario che ha permesso alle banche di spalmare sul mercato finanziario i debiti di persone che non riuscivano a pagare il mutuo emettendo i famosi “titoli salsiccia”.
Il premio nobel Amartya Sen propone una regolamentazione consistente del mercato finanziario, cosa molto saggia, ma che ritengo solamente un punto di partenza.
Ritengo ottima anche la proposta del G20 di una separazione tra banca commerciale e banca d’investimento. Tale separazione permetterebbe al cliente di discernere meglio gli istituti di credito a seconda di come si intende gestire il denaro. Se un cliente volesse solamente depositare i propri risparmi, si rivolge alla banca commerciale, se vuole investire (ogni investimento ha per sua natura un capitale di rischio) può scegliere la banca d’investimento, ideale per fornire tale servizio.
Ritengo che al di là delle singole soluzioni di natura tecnica (se ne potrebbe parlare per anni se una soluzione sia migliore dell’altra) bisogna sollevare un serio problema di natura morale. Si possono avere opinioni differenti su qualunque sfumatura riguardante un’analisi della crisi, tranne su una verità che ritengo di fatto: l’avidità è stato un elemento scatenante.
La politica contemporanea è malata di economicismo:si parla nella maggior parte dei casi di denaro, di come dovrebbe essere gestito e via dicendo. Mi domando retoricamente: se l’avidità è un elemento che ha scatenato la crisi perché non se ne parla in maniera seria e costruttiva?
La storia del mercato ha dimostrato che l’economia viene lasciata agli egoismi individuali, prima o poi si fanno i conti con crisi economiche di ampia portata. Purtroppo quando si tratta un argomento simile la banalità è dietro l’angolo: s parla in maniera impropria di redistribuzione delle risorse o abolizione della proprietà privata.
La mia riflessione intende cambiare prospettiva: se invece di guardare cosa succede fuori l’uomo cominciassimo a guardare cosa succede dentro?Cambiare le regole del mercato finanziario è fondamentale per evitare ciò che è successo, ma non eviterà altri trucchi per fare in modo che i risparmiatori siano raggirati nuovamente.
Bisognerebbe reindirizzare il focus della riflessione stessa, mostrare come l’avidità non paga mai ( e se lo fa solo nei tempi brevi) e come in realtà un atteggiamento di apertura nei confronti degli altri( in particolare nei confronti delle economie africane a cui dovrebbe essere permesso di esportare i loro prodotti senza ostacoli di natura lobbistica) produca un beneficio morale e materiale per tutta l’umanità (non solo per i paesi in via di sviluppo, ma anche per quelli economicamente avanzati).

Obama un anno dopo: un grande calo di consenso

Ottobre 24, 2009

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Il presidente Obama, un anno la dopo la sua elezione, sta vivendo un grande calo di consenso.
Nel suo paese, sta perdendo il controllo di stati come il New Jersey e la Virginia, in cui i repubblicani stanno conseguendo un grande seguito. A mio avviso questo calo, è percepibile anche in Europa.
Personalmente ritengo che ciò sia determinato da tre fattori sui quali voglio sollecitare i lettori del blog ad una riflessione.
Il primo fattore  consiste nel calo fisiologico del consenso dei leader politici in un sistema democratico. Questo calo è determinato da un’insofferenza generale che caratterizza le masse, dal desiderio di cambiamento insito nella natura umana. Per quanto un leader possa essere carismatico e possa fare cose straordinarie, non avrà mai il potere di determinare lo stato d’animo della masse, in particolare in una società democratica.
Il secondo fattore consiste nel rapporto instaurato con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Obama ha utilizzato questi potentissimi mezzi con un’abilità travolgente, a tal punto di riuscire a battere la Clinton alle primarie, che partiva nettamente favorita. Questo utilizzo, naturalmente lo possono fare anche gli avversari politici per screditare il leader che è al governo. Ritengo quasi impossibile stabilire un buon rapporto con ogni giornale e con ogni televisione, in democrazia esistono anche gli avversari che devono essere affrontati nel rispetto delle regole, ma con fermezza. Il rapporto che Obama ha con la Fox di Murdoch è molto complicato, il presidente viene criticato aspramente e sarà interessante vedere come saranno nei prossimi mesi gestiti i rapporti con queste pressioni molto forti.
Il terzo fattore consiste nella percezione banale che molti elettori hanno avuto di Obama e che la sua stessa campagna di comunicazione ha contribuito a creare. Una certa sinistra europea ha voluto vedere un’immagine del presidente che esisteva solamente nell’utopia di questa sinistra. Molti cittadini hanno creduto che la pace del mondo si porta con la bacchetta magica, senza la creazione di un progetto monitorabile. Credono che per fermare il terrorismo sia sufficiente una fuga dall’ Afghanistan o dall’ Iraq in perfetto stile Zapatero e che i terroristi siano fondamentalmente “buoni” ma un’po’ arrabbiati. Questo modo di pensare ignora le vere strategie di Obama in maniera troppo semplicistica pretendendo di dare una lettura di complesse dinamiche internazionali come se si parlasse il lunedì mattina al bar di una prestazione di una squadra di calcio dopo una Domenica di partite.

Il sogno in obiettivo

Ottobre 19, 2009

Fin da bambino il mio sogno era quello di diventare giornalista e credo che esista un’unica ricetta per arrivare:crederci

Già da quando avevo otto anni il mio sogno era quello di diventare un giornalista sportivo. Amavo lo sport e tutt’ ora lo amo, in particolare il calcio. Il poter raccontare le partite era un qualcosa che mi caricava e mi motivava fortemente. Ero assolutamente certo che se avessi potuto, sarei riuscito a realizzare quel sogno, non sapevo come, ma avevo una di quelle convinzioni genuine che tanto amiamo nei bambini.
Crescendo ho coltivato tutta una serie di interessi che mi hanno portato a possedere una più vasta e arricchita percezione della realtà. Ho cominciato ad interessarmi di filosofia, teologia, scienza , politica, economia e comunicazione. Questi interessi mi hanno portato a diventare un lettore onnivoro e fortemente interessato a tutte le grandi questioni che riguardano l’uomo e la società.
Adesso posso dire che tale mestiere mi piace nella sua interezza e nella sua molteplicità di rami che riesce a sviluppare.
Da un punto di vista del mezzo utilizzato per svolgere la professione( radio, web televisione, carta stampata) devo dire che non ho particolari preferenze a riguardo. Amo la comunicazione in ogni sua forma e mezzo, anzi, la molteplicità dei mezzi ci permette di esplorare nuove frontiere della comunicazione e nuove percezioni ad essa collegate. Quindi, una caratteristica che mi contraddistingue in relazione a questo profilo professionale è l’alta flessibilità, proprio perché qualunque sia la strada, credo sia comunque appassionante e appagante.
Naturalmente comprendo le difficoltà legate a questo mondo, soprattutto nel suo inserimento. So perfettamente che molti editori tendono a sfruttare dei ragazzi con delle gavette interminabili e frustranti, so perfettamente che bisogna avere delle conoscenze che ti permettano di entrare in determinati ambienti. Nonostante queste difficoltà oggettive, credo che se una persona sviluppa una volontà ferrea di poter arrivare ad un obbiettivo, gli ostacoli sono uno strumento per crescere anziché deprimersi. Ritengo inoltre che il talento se viene coltivato sul lungo periodo emerge, a patto che sia sostenuto da una fiducia incrollabile in esso. Per quanto riguarda le “conoscenze” credo che si possano creare attraverso un atteggiamento aperto e curioso nei riguardi del prossimo. Anche se non tutti nasciamo con le stesse opportunità, tutti nasciamo con la possibilità di crearle. Chi ha un desiderio ha l’assoluto diritto di non rinunciare alla prima porta chiusa in faccia. Lo spirito per fare questo mestiere a mio avviso consiste nell’ evitare da farsi abbattere dalle sconfitte, ma di apprendere da esse per cercare di fare meglio nella prossima occasione. Nella vita di tutti, spesso le più acute delusioni possono rappresentare quello stimolo per dare qualcosa in più, quel qualcosa per fare la differenza.
Appena uscirò da questa università (durante la quale ho intenzioni di conseguire la possibilità di svolgere l’esame di stato) cercherò e credo riuscirò, ad inserirmi nel mondo del giornalismo in base anche al percorso che prediligerò in questo cammino universitario, a patto che sia convinto e riesca a formarmi bene in questi due anni per offrire una performance di qualità, altrimenti tutti questi bei discorsi rischiano di diventare aria fritta.

Freddo sui terremotati

Ottobre 17, 2009

Il freddo sta arrivando anche in Abruzzo.
Ecco una breve panoramica della situazione di coloro che vivono ancora nelle tendopoli spiegata in un servizio del tg di La 7  postato su youtube.

Obama premio nobel?

Ottobre 10, 2009

Obama premio nobel?

(Esercitazione del 10/10/2009)

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Pensare al premio nobel a Obama mi fa riflettere su una questione molto importante che riguarda il nostro futuro: la capacità di comunicare.

L’assegnazione di questo premio non credo sia dovuta a particolari capacità operative che il presidente degli Stati Uniti abbia attuato per promuovere la pace.

Sono moltissime le persone che quotidianamente sono costruttori di pace e  la loro opera passa sotto silenzio.

Obama è riuscito a comunicare una immagine di sé sorprendente: buon padre di famiglia, amico dei poveri, simbolo del riscatto sociale ( è il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti) e per ultimo operatore di pace.

Da un punto di vista dei risultati effettuali non possiamo certo affermare che il presidente abbia dato un contributo significativo per la costruzione della pace.

Certamente possiamo affermare che sta conducendo delle politiche innovative (condivisibili o meno), ma di certo per ora non è una nuova madre Teresa.

Questo fatto ci dimostra che nella società contemporanea la capacità di comunicare e di proiettare l’immagine di sé desiderata, diventa un requisito fondamentale per avere successo nel mondo del lavoro e della politica.

La motivazione che ha determinato questa scelta consiste nel fatto che Obama si sarebbe impegnato a livello diplomatico per cercare di favorire la cooperazione tra i popoli.

Per cercare di ottenere questo risultato, le prime abilità che devono essere sviluppate sono soprattutto quelle comunicative.

Ritengo assolutamente geniale l’idea di devolvere in beneficienza l’intera somma che dovrà ricevere (1,4 milioni di dollari). Al di là della carità indiscussa di tale gesto,

questa azione (comunicata dal portavoce del presidente americano Robert Gibbs) moltiplicherà le simpatie che il presidente sta riscuotendo a livello internazionale.

Il consenso che ha caratterizzato la sua ascesa politica non è stato solamente interno, ma anche su scala internazionale.

Questo spinge le opinioni pubbliche dei singoli paesi a veicolare una immagine molto positiva del presidente, e qualsiasi politico deve fare i conti con questa immagine per sviluppare un percorso diplomatico di successo.

In Italia ad esempio qualsiasi esponente che sia di centro-destra o centro-sinistra, cerca di proiettare una immagine di sé in sintonia con quella del presidente americano.

Possiamo fare l’esempio di Veltroni che sosteneva di conoscere il presidente e di essere d’accordo con le sue idee e del presidente Berlusconi che sostiene di trovarsi in sintonia con le sue posizioni.