Il presidente Obama, un anno la dopo la sua elezione, sta vivendo un grande calo di consenso.
Nel suo paese, sta perdendo il controllo di stati come il New Jersey e la Virginia, in cui i repubblicani stanno conseguendo un grande seguito. A mio avviso questo calo, è percepibile anche in Europa.
Personalmente ritengo che ciò sia determinato da tre fattori sui quali voglio sollecitare i lettori del blog ad una riflessione.
Il primo fattore consiste nel calo fisiologico del consenso dei leader politici in un sistema democratico. Questo calo è determinato da un’insofferenza generale che caratterizza le masse, dal desiderio di cambiamento insito nella natura umana. Per quanto un leader possa essere carismatico e possa fare cose straordinarie, non avrà mai il potere di determinare lo stato d’animo della masse, in particolare in una società democratica.
Il secondo fattore consiste nel rapporto instaurato con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Obama ha utilizzato questi potentissimi mezzi con un’abilità travolgente, a tal punto di riuscire a battere la Clinton alle primarie, che partiva nettamente favorita. Questo utilizzo, naturalmente lo possono fare anche gli avversari politici per screditare il leader che è al governo. Ritengo quasi impossibile stabilire un buon rapporto con ogni giornale e con ogni televisione, in democrazia esistono anche gli avversari che devono essere affrontati nel rispetto delle regole, ma con fermezza. Il rapporto che Obama ha con la Fox di Murdoch è molto complicato, il presidente viene criticato aspramente e sarà interessante vedere come saranno nei prossimi mesi gestiti i rapporti con queste pressioni molto forti.
Il terzo fattore consiste nella percezione banale che molti elettori hanno avuto di Obama e che la sua stessa campagna di comunicazione ha contribuito a creare. Una certa sinistra europea ha voluto vedere un’immagine del presidente che esisteva solamente nell’utopia di questa sinistra. Molti cittadini hanno creduto che la pace del mondo si porta con la bacchetta magica, senza la creazione di un progetto monitorabile. Credono che per fermare il terrorismo sia sufficiente una fuga dall’ Afghanistan o dall’ Iraq in perfetto stile Zapatero e che i terroristi siano fondamentalmente “buoni” ma un’po’ arrabbiati. Questo modo di pensare ignora le vere strategie di Obama in maniera troppo semplicistica pretendendo di dare una lettura di complesse dinamiche internazionali come se si parlasse il lunedì mattina al bar di una prestazione di una squadra di calcio dopo una Domenica di partite.

